Comunicati Stampa

6 Giugno 2021

CHIETI | TERME ROMANE. AVVIATI I LAVORI DI SCAVO.

Sono stati avviati lo scorso lunedì 24 maggio 2021 i lavori di “Scavo archeologico e saggi preventivi” nell’area archeologica delle Terme romane di Chieti. I lavori, per un importo a base di appalto di 149.507,19 euro, sono stati affidati all’impresa “ZIS, Archeologia e Restauro”. Il cantiere avrà una durata di 60 giorni, la riconsegna dell’area è prevista per i primi giorni di agosto. La direzione lavori è affidata alla dott.ssa Rosanna Tuteri, Funzionario archeologo della Sabap per le province di Chieti e Pescara.

Concluse le operazioni di pulizia dell’area, in questi giorni saranno avviate le vere e proprie operazioni di scavo. Il lavoro, previsto all’interno del più ampio progetto I LUOGHI DELLA TEATE ROMANA, che attraverso il finanziamento di 3.000.000,00 di euro da parte del Ministero della Cultura, prevede il recupero e valorizzazione dei luoghi della Teate romana; si tratta dell’ultima delle fasi propedeutiche e conoscitive dell’area archeologica delle terme, un luogo complesso, il cui primo scavo risale agli anni Quaranta del Novecento. 

Le indagini e gli studi stratigrafici dei depositi residui sono necessari alla comprensione del monumento e al riconoscimento degli antichi piani di calpestio soprattutto nel piazzale di accesso dei quali si terrà conto   nella successiva realizzazione del giardino urbano. Lo studio dei rapporti stratigrafici murari, soprattutto nelle fondazioni, contribuirà a rendere maggiormente evidente la periodizzazione di un luogo conosciuto nella sua fase generica di frequentazione in età romana, tra I e II secolo. Queste indagini profonde devono essere effettuate nell’area di ingresso all’attuale area archeologica, nel piazzale antistante le cisterne, nella zona del praefurnium e in tutto il settore orientale interessato da uno scivolamento a valle; qui sarà particolarmente interessante indagare le relazioni esistenti in antico tra le strutture romane e le probabili preesistenze che nel Settecento dettero origine ad una fontana.

Si interviene quindi nell’area delle terme romane per indagarle al meglio, per restaurarle e renderle fruibili come spazio pubblico, con le suggestioni e le sollecitazioni intellettuali ed emozionali di un luogo urbano in cui vivere una quarta dimensione: il tempo.

 

Ma qual è la storia di questo luogo così importante per la città di Chieti? 

La nota presenza di “grotte” alla periferia orientale della città di Chieti viene messa in relazione a strutture antiche solo nel XVIII secolo, ma è solo nel XIX secolo che viene riconosciuta l’attribuzione delle cisterne ad un impianto termale di età romana grazie al rinvenimento in zona di decorazioni marmoree. Dalla metà del 1800 si pensa di riutilizzare i grandi ambienti ipogei, che accoglievano l’acqua da Fonte Grande, per “scannatoi di animali” e neviera. È interessante notare a questo proposito la contrarietà di alcuni consiglieri comunali a tale riutilizzo improprio delle strutture, motivata dalla consapevolezza dell’importanza storica e archeologica del complesso. Viene invece preso in considerazione, ma non attuato, il progetto dell’ing. Mammarella (1867) per la riattivazione delle cisterne al fine di conservare l’acqua proveniente dalla Fonte Grande.

Agli inizi del Novecento i monumenti archeologici della città conoscono un periodo di riscoperta e valorizzazione, funzionale alla ideologia allora dominante: oltre a qualche foto degli interventi alle terme, restano i disegni di Valerio Piccirilli e di Luigi Leporini pubblicati da Desiderato Scenna. Bisogna attendere il 1928 perché il complesso idraulico sia oggetto di attenzioni sistematiche ad iniziativa di Desiderato Scenna in collaborazione con la Soprintendenza di Ancona: risale ai 1932 l’acquisizione dell’area da parte dell’Amministrazione Provinciale e l’avvio dei lavori di ripulitura e di restauro affidato al prof. Leporini, che l’anno successivo informa la Soprintendenza dei lavori in corso, in particolare sulla ricostruzione del muro di sostegno del terrapieno esistente tra le cisterne e le terme (definite ninfeo). Nello stesso anno le cisterne vengono ripulite e viene sistemata la strada provinciale Marrucina nel tratto soprastante le volte della struttura ipogea; viene indagata la parte di interro posta tra il fronte delle cisterne e il muro di sostegno che definisce lo spazio termale, rinvenendo solo due condotti di scarico dell’acqua ad uso delle terme, di cui fu portata alla luce parte della sala poligonale con la sua ricca decorazione.

Un ulteriore intervento sistematico, sempre caldeggiato e seguito da Scenna, risale al 1938 ed è finalizzato a salvaguardare il monumento dall’abbandono e dagli atti vandalici mediante un progetto di scavo localizzato nella zona a nord-est, dove si ipotizza trovarsi l’accesso dalla strada antica. Le piogge dello stesso anno, secondo quanto riferisce l’assistente della Soprintendenza di Ancona, avevano messo allo scoperto un lacerto musivo, che l’ispettore onorario prof. D. Scenna aveva continuato a portare alla luce, definendo il corridoio (largo m. 6.06, e lungo, fino a quella fase dello scavo, circa 16 metri) delimitato da murature rinvenute in crollo e ulteriori ambienti, tra cui quello pavimentato a tessellato bianco-nero. Sempre l’assistente della Soprintendenza ipotizza la formazione recente dell’interro che ricopre i ruderi, per la relativa assenza di materiale antico tra gli strati superiori di terra.

Nel 1939, con l’istituzione della Soprintendenza alle Antichità dell’Abruzzo e Molise con sede a Chieti, riprendono gli scavi che saranno interrotti dalla guerra. Solo nel 1945 un progetto prevede il rifacimento della recinzione danneggiata e nel 1948 si procede ad esplorare un’area di circa 1500 mq: si rinvengono gli ambienti centrali mosaicati e i frammenti di una iscrizione commemorativa, frammenti di sculture e di decorazione architettonica lapidea e marmorea.

Tra il 1948 e il 1949 si eseguono importanti interventi di sistemazione, ricostruzione e scavo. Il sopralluogo e le indicazioni di Luigi Crema, dell’Istituto per il Restauro dei Monumenti, indirizzano la ricostruzione del muro di sostegno del terrapieno tra le terme e il piazzale delle cisterne per un’altezza di cinque metri. Tutta l’area in corso di scavo viene sistemata e abbellita per ricevere la squadra navale.

Nel 1950 il problema della presenza di fognature che attraversano il sito archeologico diviene urgente insieme alla necessità di eliminare le infiltrazioni d’acqua che danneggiano murature e mosaici. Nel dopoguerra la fase di ricostruzione coincide con la presenza di Valerio Cianfarani a Chieti, come direttore della nuova Soprintendenza; tra i suoi numerosissimi progetti e interventi, pone in gran risalto le scoperte occasionali effettuate durante la trasformazione dell’assetto urbano. I rilievi effettuati dal Consoli come documentazione grafica dei monumenti soprattutto di età romana tornati alla luce confluiscono nella “Forma Teatis”, in scala 1:500, pubblicata dal Soprintendente (V. Cianfarani, Note di antica e vecchia urbanistica teatina, in Atti del VII Congresso internazionale di Archeologia Classica, Roma 1961).

Per il restauro del complesso danneggiato dalle attività belliche il soprintendente Cianfarani redige una perizia nel 1953 e nel 1958 vengono avviati i lavori di scavo e restauro nell’area ormai di proprietà comunale. Tra il 1960 e il 1963 viene recintata l’area e costruito un muro di contenimento; gli scavi si protraggono fino al 1967.

Una relazione datata al 1972 sullo stato del sito archeologico delle terme elenca i numerosi problemi di tutela che rendono necessario un intervento sistematico che viene progettato nel 1976, prevedendo la costruzione del piccolo edificio di custodia e la sistemazione dell’ingresso all’area archeologica (realizzati nel 1979); l’intervento alle cisterne prevede il restauro delle murature, il ripristino dei canali di scolo e la sistemazione della scalinata in ferro.

Risale al 1983, anno in cui la carta del Cianfarani assume la veste di una redazione definitiva con la denominazione di “Chieti archeologica”, un articolato progetto redatto da Claudio Finarelli e da Adele Campanelli (stralcio 1982 degli “Itinerari turistico-culturali per il Mezzogiorno”) finalizzato alla conoscenza dell’intera struttura e al recupero con finalità museale delle cisterne, mentre un progetto ben più vasto, con nuove costruzioni edilizie “tematizzate” poste all’interno di un nuovo parco, prende forma nel 1988, ma non trova realizzazione.

I lavori di scavo e restauro riprendono nel 1990, con la scoperta di ulteriori porzioni del complesso termale in aree di proprietà provinciale. 

Risalendo di scala e ricentrando l’attenzione sull’intera struttura romana della città, è da sottolineare il rinnovato interesse per la storia di Chieti che porta alla fine del Novecento alla redazione della nota cartografia redatta dallo Studio Gasseau mediante rilevi strumentali su base cartografica aerofotogrammetrica in scala 1:2000, che pone le terme e le ulteriori preesistenze di età romana nel contesto urbano.

Il tema di una copertura delle terme, nell’area interessata dalla presenza dei mosaici, diviene materia progettuale nel 1995, nell’ambito del “Sistema archeologico dell’antica Teate” (programma operativo plurifondo 94/96 – misura 3.5 Valorizzazione Aree Urbane), sempre a cura di Adele campanelli e Claudio Finarelli, preceduto da una “relazione geologica geotecnica a valle delle aree delle terme e cisterne romane di Chieti” redatta dallo Studio di Geologia SOTRAGE di Francavilla al Mare. Il contratto d’appalto per i lavori di scavo, restauro e realizzazione della nuova copertura è del 1997.

Alle soglie del nuovo millennio (2001) l’arch. Paolo Fraticelli, sulla base della Forma Teatis, disegna una pianta in scala 1:2000 che colloca le terme nel versante collinare nord-orientale depurato dalla indicazione grafica degli edifici moderni (in T. COCCO, Quaderni del Rotary, Pianta della città di Chieti nel XIX secolo con l’indicazione dei luoghi citati da Vincenzo Zecca).

Nel 2007 viene pubblicato a cura di Mezzetti, nell’ambito di un atlante dedicato a Chieti (C. Mezzetti, Teate: Il disegno di una città, Roma 2007, tav. L.) con cartografia tematica, una carta archeologica in scala 1:500, che costituisce l’esito della restituzione aerofotogrammetrica di riprese aeree stereoscopiche, in cui il complesso delle terme risulta ben evidente nella sua posizione marginale rispetto all’area centrale della città antica.

Intanto nel 2004 viene ultimata la copertura e l’area archeologica delle terme romane è sede di laboratori didattici e di attività sui mosaici in collaborazione con l’Università D’Annunzio, oltre che di visite guidate e di spettacoli teatrali.

Alla conclusione degli interventi in corso e in progetto, sarà restituito alla città di Chieti un vero e proprio parco archeologico, che unisce la consapevolezza e le suggestioni derivanti dalla presenza delle rovine alla rinnovata fruibilità dello spazio pubblico.

Ufficio Comunicazione 

CHIETI | TERME ROMANE. AVVIATI I LAVORI DI SCAVO.

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